Vorrei evitare toni da crociata anche se l'attualità ci dice che le crociate non sono mai tramontate. "Bieco illuminismo", "discriminazione per milioni di studenti" sono le espressioni ascoltate e lette in questo caldo agosto. Attenzione non solo da cardinali e pseudo ministre. Anche il democratico Fioroni questa mattina ha detto più o meno le stesse cose. Se non altro ha dichiarato la sua adesione alla decisione di appellarsi dal parte della ministra contro la sentenza del TAR. Liberi di aderire e allo stesso modo di perdere voti. E si, perchè chi si garantisce il sostegno dei cattolici conservatori c'è già. Si chiamano Gasparri, La Russa, Capezzone (SIC), Cicchitto, Bonaiuti. Che faccio continuo? Niente toni da crociata e quindi riflessione pacata sull'argomento del giorno. Lancio una proposta o meglio faccio una domanda al PD (indistinto soggetto politico in cerca di identità): se la sente di rimuovere l'ostacolo e andare ad una modifica dell'art. 7 della Costituzione laddove rimanda al condordato il rapporto Stato/chiesa? Grazie a tale enunciazione ne consegue una privilegio per la chiesa cattolica che poteva avere un senso fino a pochi anni fa. Oggi è assolutamente sotto gli occhi di tutti (tranne di quelli che non vogliono vedere)la sua inadeguatezza. E' cambiata la composizione sociale e a maggior ragione è cambiata la composizione delle classi nelle nostre scuole. Usi, costumi e fedi diverse oggi sono la fotografia di ogni scuola, che ci piaccia o no. Se sul serio si opera per l'inclusione e l'integrazione si cominci dal far vedere quanto siamo indipendenti nelle nostre scelte politiche da condizionamenti di tipo religioso. La sentenza del TAR è solo buon senso, è corrispondenza con la quotidianità vissuta dai nostri figli. Possibile che ne dobbiamo fare ciò che desiderano le gerarchie ecclesiastiche, un'assurda disputa affinchè non si veda più la sostanza della cosa ma solo il grande polverone della polemica credenti contro laici o credenti contro non credenti.
Ministro Gelmini se per fare il ricorso deve usare la formula: "in nome del Popolo Italiano" le chiedo cortesemente di non farlo in mio nome e di aggiungere "tranne Salvatore Cuoco". Non mi sento di far parte di una comunità che da al mondo l'immagine che lei vuole dare. Io credo che le scelte religiose attengono alla sfera privata e compito di uno Stato libero e democratico è quello di garantire a tutti la possibilità di professare la propria fede negli spazi e nei luoghi a questo preposti. Uno Stato laico deve garantire strumenti legislativi non ispirati da condizionamenti religiosi. Deve cioè sforzarzi di fare il miracolo, come per divorzio e interruzione volontaria della gravidanza. Dare strumenti legislativi perchè un fenomeno non degeneri senza badare a far favori a chicchessia. Gli unici favori li deve alla collettività che poi, secondo coscienza, sceglie di avvalersi o meno di quelle norme, Nessuno è obbligato a divorziare o ad abortire eppure sono garantite tutte le condizioni per poter arrivare a scegliere il da farsi. Se è stato possibile prima dovrebbe esserlo a maggior ragione oggi in temi quali procreazione assistita o formazione scolastica.
Mi dispiace constatare l'assoluta contiguità tra l'ex ministro Fioroni (centrosinistra, SIC) e l'attuale ministra Gelmini (destracentro), ma questi sono problemi del PD che spero sappia presto risolvere. A proposito del PD, ma i candidati alla segreteria cosa hanno da dire su questa vicenda? Cosa pensano sia giusto fare: applicare una sentenza o accompagnare Fioroni/Gelmini? Spero di poter leggere parole chiare a breve.
Salvatore Cuoco
Ministro Gelmini se per fare il ricorso deve usare la formula: "in nome del Popolo Italiano" le chiedo cortesemente di non farlo in mio nome e di aggiungere "tranne Salvatore Cuoco". Non mi sento di far parte di una comunità che da al mondo l'immagine che lei vuole dare. Io credo che le scelte religiose attengono alla sfera privata e compito di uno Stato libero e democratico è quello di garantire a tutti la possibilità di professare la propria fede negli spazi e nei luoghi a questo preposti. Uno Stato laico deve garantire strumenti legislativi non ispirati da condizionamenti religiosi. Deve cioè sforzarzi di fare il miracolo, come per divorzio e interruzione volontaria della gravidanza. Dare strumenti legislativi perchè un fenomeno non degeneri senza badare a far favori a chicchessia. Gli unici favori li deve alla collettività che poi, secondo coscienza, sceglie di avvalersi o meno di quelle norme, Nessuno è obbligato a divorziare o ad abortire eppure sono garantite tutte le condizioni per poter arrivare a scegliere il da farsi. Se è stato possibile prima dovrebbe esserlo a maggior ragione oggi in temi quali procreazione assistita o formazione scolastica.
Mi dispiace constatare l'assoluta contiguità tra l'ex ministro Fioroni (centrosinistra, SIC) e l'attuale ministra Gelmini (destracentro), ma questi sono problemi del PD che spero sappia presto risolvere. A proposito del PD, ma i candidati alla segreteria cosa hanno da dire su questa vicenda? Cosa pensano sia giusto fare: applicare una sentenza o accompagnare Fioroni/Gelmini? Spero di poter leggere parole chiare a breve.
Salvatore Cuoco
1 commento:
Siamo alle solite [vedi gennaio 2008 e il Papa che deve benedire l’anno accademico all’Università di Roma su questo stesso blog].
Stavolta una sentenza del Tar che sembra affermare un’ovvietà scatena invettive e guerre di religione.
Tutti sanno che nella nostra Costituzione – faro e guida indiscussi del nostro viver civile – non c’è il riferimento alla laicità e nemmeno alla libertà di coscienza, madre di tutte le libertà.
Ebbene la Corte Costituzionale ha affermato che la Costituzione – insieme armonico di norme – contiene in sé il principio supremo della laicità, nel senso che non potrebbe essere modificato neanche con una revisione costituzionale.
Il rapporto tra Politica e Religione, Chiesa e Stato, è un rapporto che troviamo fin dagli albori delle comunità politiche. La storia dell’occidente, almeno, ha avuto le sue tappe ed è approdata all’idea della separazione, della distinzione.
Papa Ratzinger, riflettendo sulla crisi della società occidentale e sui segni di disgregazione, sull’egoismo, il rilassamento dei consumi, conclude che la società civile non è una società perfetta. Questa espressione indica quella società che è in condizioni e in grado di perseguire da sé, con le sue forze, il fine per il quale è stata creata.
La Chiesa è una società perfetta, ma lo Stato, la società statale non lo è più. Un’affermazione di questo genere ha importanza elevatissima: il diritto costituzionale si basa sul principio che, attraverso questi strumenti, un popolo è in grado di perseguire autonomamente i propri scopi senza avere bisogno di un supporto di autorità diversa.
Quando una delle due società dice all’altra che non è più perfetta, si comincia a rotolare su una china in cui l’autonomia delle due sfere non è più considerata.
Ecco perché è così importante non solo il principio di laicità, ma il carattere essenziale e fondamentale del principio di laicità. Se non si difende il principio di laicità, non si difendono le basi stesse della convivenza tra noi, che è una convivenza tra persone che professano le religioni più diverse o che non professano alcuna religione. Lo stato è società perfetta, in quanto è in grado di assicurare la buona coesistenza, la convivenza, tra tutti questi soggetti.
Se invece qualcuno ci dice: tu sei società imperfetta e c’è bisogno dell’apporto della religione ecco, cade il principio. Attenzione, peraltro, a chi confusamente sostiene che c’è bisogno dell’apporto di più religioni, perché diventerebbe un fattore distruttivo, la religione può essere cemento della vita civile solo se è una!
Quindi è fondamentale, non tanto per i rapporti tra Stato e Chiesa, quanto per la nostra auto considerazione, per il modo in cui noi cittadini consideriamo noi stessi.
Ecco perché sono contraria all’insegnamento della religione cattolica [obbligatoria o facoltativa che sia] e, peggio ancora, che ognuno abbia l’insegnamento religioso che ha scelto.
La sentenza in argomento – che peraltro – precisa un principio d’uguaglianza civile che nulla a che vedere con “insegnamento religioso si, insegnamento religioso no” è solo un’altra occasione per discutere se una Stato, perseguendo la convivenza dei suoi consociati, debba attuare politiche “culturali o no” di divisione, che marchino le appartenenze o – al contrario – che individuino e valorizzino gli elementi che accomunino proprio per scoprire e conoscere le differenze che pur ci sono tra gli individui. Questo vale per la religione come per le culture d’origine [etnie com’è di moda dire oggi].
È sempre a partire di ciò che abbiamo in comune che si deve partire per comprendere, accettare, tollerare ciò che ci differenzia [non divide!]. Diventa molto semplice comprenderlo se pensiamo all’innamoramento: non è questo che facciamo quando cooperiamo per rendere forte e stabile un rapporto d’amore?
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