domenica 27 dicembre 2009

Auguri

Non avendo idea di chi ha ricevuto la mail di auguri, mi scuserete se provo ad inoltrarla di nuovo.

 

Il mio nuovo indirizzo mail “privato” è salvatore.cuoco@tin.it Mentre quello “professionale” è s.cuoco@pf.popolarebari.it

 

venerdì 11 dicembre 2009

Il mafioso di ieri e quello di oggi

Un vergognoso editoriale del direttore del TG1 Minzolini è andato in onda pochi minuti fa. La tesi è quella che vede il teste di oggi più affidabile del teste di ieri. A prescindere dal fatto che ambedue sono esponenti dell'organizzazione mafiosa. Minzolini con Dell'Utri e a Berlusconi dovrebbe avere un po' di prudenza prima di lasciarsi andare a dichiarazioni trionfanti. O forse a loro tutto è gia noto e sanno anche come andrà a finire? Il sospetto è legittimo. Perchè mai Spatuzza è un burattino nelle mani di giudici di parte e il mafioso di oggi è credibile e affidabile?
Salvatore Cuoco

martedì 1 dicembre 2009

Da un fatto privato prendo coscienza di un dramma pubblico che è trasparente nei mass media nostrani. Facebook è per definizione il luogo dove puoi incontrare persone perse di vista nelle passete vite. E' allo stesso tempo un cacciatore di dati parasensibili, un luogo dove la maggioranza degli iscritti si diverte a rispondere a milioni di domande per stabilire a che frutto, a che mese, a che stagione, somiglia. Nel rispondere fornisci dati che consentono di tracciare profili di potenziali utilizzatori futuri. Questo è il gioco. Non partecipando a nessun "vediamo a quale fiore somigli" FB resta un carnaio dove trovi di tutto. Tanta futilità, tanto autocompiacimento (di tanto in tanto ci casco ancora) e qualche sorpresa. Il mio amico Enzo, con il quale non mi vedo da qualche anno, risponde ad un mio messaggio nel quale richiedevo aggiornamenti banali, di quelli che si chiedono sempre a chi non vedi da tanto. Come stai? Cosa fai? La famiglia tutto bene? I figli? La risposta per me è stata devastante. Enzo è un laureato in Filosofia, ha due figlie e un lavoro iniziato in Olivetti. A suo tempo mi affascinava l'idea che un'azienda informatica utilizzasse, per creare i propri prodotti, un team di esperti in tutte le discipline, dalle quelle tecniche a quelle umanistiche. Ed Enzo mi sembrava entusiasta del progetto e me ne parlava (tanti anni fa ormai) con passione. Poi sappiamo che il marchio Olivetti è sparito e il suo posto è stao preso nel tempo da diversi attori, fino ad oggi che risulta essere nelle mani di una cosiddetta azienza killer, Omega, che ha il solo scopo di ripianare i bilanci agendo sulle spese dei dipendenti. Ad oggi c'è un provvedimento di licenziamento collettivo per circa 1200 persone (1000/1100 famiglie? 4000 persone?) su 1800 lavoratori. E l'indotto? Quanti saranno? Una carneficina. Da quattro mesi sono senza stipendio e il mio amico è in giro ad occupare sedi, salire sui tetti. Lui così preso dalle figlie, dalla musica e dalle idee. Un mite che mai avrebbe immaginato di dover prendere il megafono e gridare la propria rabbia. Sono molto pochi, anzi sono molto poco "pesanti" quelli che se ne sono interessati: l'Unità, Di Pietro, Anno Zero, il manifesto, il TG3. Oltre chiaramente al sindacato, pardon, alla CGIL. La rete contiene il resto. A tutti voi segnalo il blog attraverso il quale è possibile vedere anche i contributi video su questa storiaccia: http://collettivolavoratorigetronics.blogspot.com/
Ricordate quando i notiziari hanno riportato la notizia di un tizio travestitosi da simil-poliziotto che insieme ad altri vigilanti ha tentato di "liberare" la fabbrica occupata? Poi sono arrivati i veri poliziotti e li hanno scortati fuori evitando di farli linciare. Enzo è parte di questa di storia. Hanno bisogno di tutto, ma soprattutto di visibilità. Hanno bisogno di rompere il muro che impedisce a questa storia di arrivare nei TG che formano l'opinione e sulle prime pagine dei maggiori quotidiani italiani. Ognuno nel suo piccolo può fare la sua parte. Enzo mi chiede di fare la mia. Facciamo ognuno di noi la propria. Per quel che è possibile, ma facciamola.
Salvatore Cuoco

martedì 24 novembre 2009

Stanchezza e dubbi

Dobbiamo rassegnarci. Il nostro Presidente del Consiglio, inquisito in vari procedimenti, alla spasmodica ricerca di norme che lo mettano al riparo dal dover dare spiegazioni nelle sedi opportune, con una concezione dell'esercizio del potere di tipo feudele, non prova vergogna alcuna a usare la popolarità che ha nel peggiore dei modi possibili. C'è un giudice che mi vuole processare? Bene, vado in TV e spiego agli italiani come stanno le cose. Possibilità di domande: zero, possibilità di contraddittorio: zero. Da solo, se la canta e se la suona. Il nostro caro non ha il minimo rispetto per il ruolo che la maggioranza relativa degli italiani gli ha affidato. Delle regole se ne infischia perchè le regole non sono mai state il suo forte. A lui basta un po' di cerone, una telecamera con calza davanti all'obiettivo e il vuoto intorno. E le luci si devono spegnere quando lo dice lui. In quel caso anche la pubblicità deve rispettare le regole che Mr. B detta. Possibile che non si renda conto che stà stancando, che il dubbio si sta insinuando anche nel suo più ferreo sostenitore? Se mi guardo intorno io lo noto, lo avverto. Che cosa è questo, l'estremo tentativo? Lo sapremo presto.

Salvatore Cuoco

venerdì 13 novembre 2009

Siamo serviti

Siamo serviti. Finalmente sappiamo come si fanno le riforme. Finalmente ripareremo alle disfunzioni della giustizia. Bisognava pur partire da qualche parte e allora si è scelto di partire dalla durata del processo. Cioè dalla fine.
Carenza di mezzi, tagli alle dotazioni, un'infinità di norme che spesso confliggono e allungano i tempi, sedi fatiscienti, personale ridotto al lumicino, tutto questo e altro ancora è oggi la nostra giustizia e il sig. nessuno (leggi l'inguardabile Gasparri) mette la propria firma in cima alla proposta di legge che stabilisce, retroattivamente, che ogni grado di giudizio non debba durare mai più di 2 anni. Due anni e un giorno e il reato si estingue.
Una persona ragionevole e non condizionata ideologicamente di fronte ad una legge del genere dovrebbe gioire e ritenersi soddifatto del fatto che finalmente sono state risolte tutte le problematiche che fanno della giustizia italiana un mostro senza testa nè coda e festeggiare insieme al sig. nessuno (leggi l'inguardabile Gasparri) finalmente la Riforma. Invece io che sono poco ragioevole e condizionato ideologicamente non riesco proprio a gioire. Chissà perchè vedo del marcio. Vedo della malafede. Sarà senz'altro per il fatto che reputo il sig. nessuno (leggi l'inguardabile Gasparri) una testa senza contenuti, senza alcuna attività elettrica e quindi incapace di pensare, figuriamoci riformare. Perchè inserire in un obbrobrio del genere l'estensione dei suoi effetti ai procedimenti già in corso? Non voglio, prima, risolvere tutti gli altri problemi della giustizia, voglio consolidare l'immagine del governo del fare come tutte le sere l'altro niente che risponde al nome di Bonaiuti si affanna a ripetere al bravo cronista del TG1, TG2, TG4, TG5, Studio Aperto. Bene, fate pure, avete i numeri. Volete iniziare dalla fine, votatevi la vostra "riforma" e chiudiamola lì, ma che bisogno c'era di lasciare margine al sospetto. Che tutto è frutto della scomposta reazione alla bocciatura del Lodo Alfano. Non più sospensione dei processi fino alla fine dell'incarico, voliamo alti. Estinguiamo il reato. Così la Corte Suprema impara a filosofeggiare sull'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e al rispetto che tutti devono portare a quanto scritto sulla Carta fondante di questo Paese.
Quello che accade in questi giorni è anche un amaro risveglio di tutti coloro hanno visto in Fini una scorciatioa utile. E' bastata una cena di un paio d'ore e dal cilindro hanno tirato questo bel coniglio. Chi se ne frega che gli inquirenti, i poliziotti, i carabinieri, qualche volta devono anticipare i soldi per la benzina, devono comprare le risme di carta per le fotocopie o altre amenità del genere. L'importante è che il nostro caro presidente del consiglio dorma sonni tranquilli. Che non si agiti al pensiero di dover rispondere di accuse infamanti per qualsiasi persona perbene. Fossimo il lui faremmo il diavolo in quattro per dimostrare la nostra innocenza. Invece niente. Sempre a cercare espedienti per evitare il giudizio, costi quel che costi. Chi se ne frega della crisi e del modo più efficace per affrontarla. Tanto quella prima o poi passa. Invece un giudice che sentenzia in merito a corruzioni di giudici, si trova sempre. Spuntano come funghi. E allora inventiamoci la riforma delle riforme. Ma partiamo dalla fine. Se non altro è un percorso originale. Così è se vi pare.

Salvatore Cuoco

lunedì 5 ottobre 2009

Piazza del Popolo

C'ero anche io in Piazza del Popolo sabato scorso. Anzi, a dir la verità, è stata la prima volta che non sono riuscito ad "entrare" nell'emiciclo. Abbiamo girato intorno salendo la strada che porta al Pincio, con non poche difficoltà siamo riusciti ad arrivare dall'altra parte, passando dietro il palco, ma subito siamo risaliti perchè era impossibile entrare anche dal lato di P.le Flaminio. Insomma la piazza era piena come non l'ho mai vista. Non mi interessa sapere se erano sessantamila, centomila, trecentomila, mi preme raccontare l'atmosfera registrata tra quella moltitudine di persone. Era di grande gioia nel rincontrarsi. Era di consapevolezza che quando serve solo la piazza può essere il valido strumento per lanciare messaggi, per sentire se puoi ancora contare su tanta gente che "parla" come te. Sabato a parer mio è stato un giorno che non va lasciato entrare nell'album di famiglia. Tante immagini che non lasciano il segno. E' stata la testimonianza che di fronte ad un rischio c'è ancora qualcuno che ha voglia di gridare, anzi di affermare con la forza della ragione la sua indignazione. Io sono convinto che in questo paese non sia a rischio la libertà di informazione in sè, ciò che è fortemente a rischio è la libertà dal condizionamento esterno o interno delle redazioni. Sono tante le testate giornalistiche esistenti ed ipotizzarne la scomparsa mi risulta difficile se non irrealistico. Ma pensare ad una stampa omologata e condizionata questo si. Milena Gabanelli che denuncia, dalle colonne del Corriere della Sera, l'impossibilità di trovare un compagnia di assicurazione che garantisca la tutela legale alle inchieste di Report è sintomatico non del fatto che la trasmissione possa essere cancellata dal palinsesto, ma che possa essere "depotenziata" nella sua capacità di mettere in difficoltà il potente di turno con le domande giuste. In un giornale sapere che ciò che scrivi è sgradito al tuo editore deve continuare ad essere possibile e non foriero di licenziamento. Che a fronte di querele non ti ritroverai le spalle coperte dal giornale è fondamentale per svolgere il lavoro con la serenità necessaria. Non sono un grande estimatore di Travaglio e Santoro, come non lo sono di Grillo ultima versione, ma guai a giustificare un intervento che ne limitasse l'espressione.
A proposito. A coloro che non ritengono decisivo il condizionamento della TV nella creazone del consenso politico raccomando una ricerca del Censis del giugno scorso dove si evince che il 69,3% degli elettori si "è informato e ha scelto chi votare attraverso le notizie e i commenti dei TG". Scendendo nel particolare si scopre che i TG che vengono presi in considerazione sono i 7 delle varie reti, ma da soli il TG1 e TG5 coprono oltre il 75% di quel dato. E' come dire che 70 su 100 si informa e sceglie chi votare tramite i telegionali e di questi settanta ben 52 lo fanno vedendo ed ascoltando i due più seguiti TG. Adesso si capisce anche il perchè dell'editoriale scomposto di Minzolini dell'altra sera e perchè il direttore più ossequioso della tv pubblica (prima TG2 poi TG1) verso Mr. B, sia oggi alla direzione del TG5.
Al più presto inserirò le poche foto che sono riuscito a fare. L'angolo visuale non è dei migliori, si vedranno spicchi di p.zza del Popolo ma spero diano l'idea dell'impossibilità di trovare anche un punto strategicamente valido per fare foto efficaci.

giovedì 1 ottobre 2009

Considerazioni sullo Scudo Fiscale 2009

In merito allo Scudo Fiscale, edizione 2009, ho poche ma ferme certezze. La prima riguarda il tornaconto politico di Antonio Di Pietro quando indossa la coppola e chiede al Presidente della Repubblica di non promulgare la norma. L'altra riguarda la possibilità che ciò accada: zero. Napolitano non credo possa permettersi uno strappo così forte. Da una parte c'è un governo che gode di un voto popolare seppure senza la maggioranza dei consensi, dall'altra c'è un eletto da un'assemblea se pur rappresentativa di un popolo intero, rimane espressione di quella assemblea. I modi e i toni del Presidente sono tali da essere rappresentativi dell'intero paese, ma questa è un'altra cosa, rientra nella sensibilità dell'uomo. L'ultima certezza la nutro su chi brinderà alla promulgazione: le organizzazioni criminali. Per come è strutturato l'attuale scudo si può dire che non saranno scudabili i proventi di attività criminali, ma alla prova dei fatti ciò sarà possibile. Salvatore Bragantini, collaboratore di lavoce.info, scrive: "Il boccone più prelibato che solo il nostro scudo offre agli evasori, è l'anonimato". Inoltre il nostro ministro Tremonti e il suo staff di esperti hanno di fatto esentato gli intermediari (coloro che concretamente riporteranno nei confini italici i soldi) dall'obbligo di segnalare operazioni di sospetto riciclaggio. Si tenga presente che tale "raccomandazione" è già operativa. Ma quasi nessuna segnalazione è giunta mai sul tavolo dei poveri addetti all'antiriciclaggio presenti in ogni Banca, SIM o Fiduciaria. E' uno stipendio da pagare, punto.
Altra falsa notizia è quella che vede il nostro scudo in linea con quelli di altri stati europei e non. L'aliquota applicabile in Italia è del 5%, molto meno di quanto dovranno versare gli evasori inglesi e americani che saranno obbligati a corrispondere almeno l'imposta evasa (circa dieci volte quello che pagherà l'italico evasore). Bragantini si chiede se il "DNA italiano è forse differente?"
La crisi che stiamo attraversando è dovuta anche alle profondi e crescenti disuguaglianze, che negli USA e in Italia sono particolarmente gravi, lo attesta l'indice di Gini che le misura. Ad andare ad informarsi su tale indice c'è da perdere la testa. Diciamo che prendiamo per buono ciò che studiosi di ogni parte del mondo utilizzano per misurare variabili che danno un volto alla disuguaglianza esistente in una nazione o in una comunità di stati. Prendendo per buone anche le conclusioni di tale "misurazione" non si può che indignarsi di fronte ad una norma che scava un fossato ancora più profondo tra chi paga quanto c'è da pagare in silenzio e chi furbescamente porta all'estero proventi di attività svolte "in nero". Un'attività remunerativa è proprio quella dello spallone.
L'ultima considerazione è relativa allo scopo che si propone il nostro nuovo divo Giulio. Rilanciare l'economia italiana. Il presupposto è che le aziende sono in crisi, il sistema creditizio è latitante, è di ieri la notizia che le due maggiori banche non approfitteranno dei Tremonti Bond (perchè troppo esosi) e quindi quanto rientrerà sarà immesso nel circolo produttivo. La domanda che mi sorge spontanea è: Giulio, ma credi ancora alla Befana o all'asino che vola? Se i fondi scudabili sono rappresentati da Azioni o titoli di debito stranieri, potranno tranquillamente continuare ad esserlo. Nessuno andrà mai a chiedere conto delle somme rientrate. Anche perchè non si saprà a chi andare a fare la domanda.
E' l'Italia di destracentro, bellezza.
Salvatore Cuoco

venerdì 18 settembre 2009

La libertà di espressione in piazza

Dopo l'opportuna sospensione, la manifestazione per le libertà di espressione e di stampa è stata rinviata a sabato 3 ottobre. La piazza in cui si terrà la manifestazione sarà comunicata al più presto, mentre per l'orario si prevede che dalle 16,00 sarà posticipato tra le 18,30 e le 19,00.

Come ha dichiarato il segretario della FNSI, Franco Siddi: "La manifestazione non si archivia, perché i problemi non sono archiviati".

P.S. Non mi meraviglia la posizione dei radicali su questo tema. Ad andar d'accordo con loro presuppone primo: essere radicali, e fin qui ci possiamo anche arrivare; secondo: avere le stesse idee di Pannella. Altrimenti sei un partitocratico. E questo è molto meno probabile.

Salvatore Cuoco

mercoledì 16 settembre 2009

Il 19 io ci sarò. E tu?

Il bolg Megaride attraverso il suo unico amministratore e curatore invita tutti coloro i quali si affacciano su queste pagine a partecipare alla manifestazione che si terrà sabato 19 settembre a Roma in piazza del Popolo in difesa della libertà di informazione.
Gli ultimi avvenimenti hanno fatto sì che tutti quelli che hanno a cuore la libertà di poter manifestare il proprio punto di vista senza per questo essere messi all'indice come disfattisti e antipatriottici. Sia che si chiamino Fini, sia che si chiamino Travaglio.
Sia che ci si induca a spostare per fantomatici "problemi tecnici" il proprio programma sia che di sana pianta il programma venga oscurato, per dovere di reverenza, da parte dei solerti e ubbidienti dirigenti RAI.

Roma, Piazza del Popolo - 19 settebre 2009 - ore 16,30

sabato 12 settembre 2009

A quando?

«Lavorare assieme a Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini?» gli chiedono. «Questo si vedrà...» risponde Rutelli. (corriere.it 12.09.09)

Speriamo che sciolga presto la riserva. Il centrosinistra non vede l'ora.

Quello che so oggi è che se avesse saputo unire non tanto le forze ma il popolo che vota, forse Roma non si ritroverebbe il sig. nessuno Alemanno sindaco. E visto che quelli che si recano alle urne lo hanno indotto a guardare altrove, aspettiamo tutti trepidanti di sapere cosa "vedrà" Ciccio Rutelli per il suo futuro. Eh si, perché è ben chiaro che non si sta parlando del futuro del Paese.

Salvatore Cuoco

martedì 25 agosto 2009

Vicende RAI

Non ho motivi per non credere a Franceschini quando dichiara che non farà alcuna telefonata per favorire Tizio o Caio da piazzare ai vertici di RAI 3 e al TG3. Così come sono convinto che non la faranno gli altri candidati alla segreteria del PD. Il potere di nomina spetta al cda della RAI e saranno loro in totale autonomia e rispettando i soli criteri di professionalità e competenza, a scegliere chi dovrà ricoprire gli incarichi in questione. Ma oggi il Corriere in prima pagina parla di "Pasticcio del PD sulle nomine a Rai Tre" e sul sito di Repubblica viene riportata un'agenzia che riprende quanto ha dichiarato questa mattina Di Pietro che, secondo quanto ha dichiarato sempre Franceschini a Genova, non va confuso con il nostro vero nemico: Mr B. Si legge che "il temporeggiamento è dovuto all'attesa del congresso del PD, perché se vincesse uno piuttosto che l'altro, la scelta dei portaborse per ricoprire le due poltrone vacanti sarebbe differente." Poi riferisce della falsa indignazione del Pdl dopo che hanno lottizzato fino a due minuti fa con nomine scandalose (una su tutte al TG1 ormai diventato il nuovo Studio Aperto, la bella copia del TG2, perché farla brutta sarebbe troppo). La lottizzazione RAI è argomento stravecchio, mai, dico mai abbiamo avuto la sensazione che quel dirigente o quel direttore anche se bravo (vedi Di Bella) sia stato scelto perché risultava essere la migliore opzione esistente ma solo perché funzionale a quell'area di riferimento o a quell'altra. Hai voglia a spegnere il cellulare e mettere il lucchetto al telefono dello studio.

Quando ero giovane tutto era nelle mani dell"editore di riferimento", (lancio un quiz: chi dette questa definizione di lottizzazione?) la DC. Poi dalla metà degli anni settanta, con l'avanzata del PCI, la seconda rete passa sotto l'influenza dell'opposizione che se la deve comunque spartire con l'astro nascente Craxi. Con la nascita di Rete 3 non più regionale, la riserva indiana viene ufficializzata con Tele Kabul di curziana e guglielmiana memoria. Poi tutto è cambiato affinché niente cambiasse, e si è continuato così fino ad oggi. Grandi proclami volti ad interrompere una odiosa pratica ma niente che poi si traducesse in realtà. Oggi tutti fanno come al solito le verginelle, ma intanto il sospetto prende corpo. Il congresso è prossimo e Di Bella continuerà a dirigere l'ottimo TG3 fino alla conclusione. Poi riconferma o promozione e al suo posto uno più gradito al vincitore dell'assise PD.

Se sul serio si vuole smentire quanti come me hanno forti dubbi, i consiglieri RAI di opposizione chiedano a gran voce, subito, la convocazione del Cd’A, rendano pubblica la trattativa sui nomi e si proceda a fare queste benedette nomine. Se sul serio è Masi il responsabile di tale ritardo si convochi una conferenza stampa e si denunci la pratica dilatoria del D.G. e si abbia il coraggio di denunciare all'autorità tale omissione. Io non riesco a vedere altra strada che questa, ma chiunque ne individui altre si faccia avanti.

Sono convinto che solo così si smentirebbero le voci di lottizzazione del PD sulla terza rete RAI e sul suo TG. Se tutto ciò non sarà fatto e le nomine ci saranno a fine ottobre RAI 3 continuerà a confezionare ottimi prodotti ma ci sarà sempre l'amaro in bocca nel sapere che quello spazio ci viene offerto e garantito in cambio di un sostanziale silenzio su tutte quante le mancate denuncie. Al di la del ruolo nel teatrino che ognuno dovrebbe comunque assicurare. Questo qualche anno fa veniva definito CONSOCIATIVISMO, tutti recitano un ruolo nel pubblico poi nel privato si accordano per avere la propria fetta di potere per poter sistemare i propri uomini nei posti che con tale pratica saprò conquistare. Leggi consigli di amministrazione di municipalizzate, di Enti, di Aziende e chi più ne ha più ne metta e chi più ne ha più ne metta.

Io comprendo che il mancato esercizio del potere ai massimi livelli comporta frustrazione e desiderio di rivalsa ma l'amministrazione della cosa pubblica è altra storia.

Sono cosciente del fatto che gli avversari non si scelgono e ce li ritroviamo al di là dei nostri desideri. Ci piacerebbero tanto dei conservatori con dei valori morali ed etici verso la cosa pubblica altissimi. Ci piacerebbe dividersi sui percorsi e sulle politiche da adottare, per raggiungere obiettivi che riteniamo utili ad un gran numero di persone ma sempre tenendo bene in mente cosa vuol dire amministrare cose non mie o tue ma nostre.

Salvatore Cuoco

martedì 18 agosto 2009

Elemento fondamentale e inscindibile

Non mi permetto di entrare nel merito giuridico, in quanto non sono in possesso delle conoscenze approfondite necessarie a farlo, ma in quanto cittadino devo ritenere che i magistrati abbiano giudicato nel pieno rispetto formale del diritto e delle leggi. I giudici infati applicano e non fann le leggi, almeno nel nostro ordinamento, che non prevede neanche le prerogative del precente tipiche del diritto anglosassone.

Mi permetto però un giudizio di merito e di sostanza.
Tutta la nostra storia sia come Italia che come Europa, è sempre stata intimamente connessa con il Cristianesimo. Lo è stato l'Impero Romano, che ha dovuto confrontarsi e interagire con esso.Basti pensare, solo a titolo di esempio a Nerone e a Costantino, come due visioni antitetiche del cristianesimo, ma enbtrambe fondamentali. Lo è stato il Sacro Romano Impero: Carlo Magno, Federico II, il Medioevo.
Il Cristianesimo ha anche fortemente gestito il Rinascimento e il post Rinascimento. Il termine di confronto dell'Illuminismo, del Positivismo, dell'Idealismo, del Marxismo è stato sempre il Cristianesimo. Fino al Ventennio fascista e ai giorni nostri.
Alla luce di ciò ritengo l'insegnamento della dottrina cristiana elemento fondamentale e inscindibile di qualsiasi corso di studi, al pari della storia, della geografia e delle altre discipline, in quanto elemento fondante e parte integrante del nostro sviluppo culturale e ideologico. Non pertanto una materia facoltativa, che gli alunni possono scegliere di seguire o meno.
Ciò che non condivido invece e su cui sarebbe più opportuno riflettere se si desidera effettuare una seria e costruttiva analisi è il fatto che lo studio del Cristianesimo sia appannaggio esclusivo della Chiesa cattolica e della Conferenza Episcopale.
E' lì a mio avviso il nocciolo del problema. Se invece di gestire l'insegnamento della Religione come fatto esclusivo dei Vescovi, al cui placet sono attualmente sottoposte le nomine degli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche, si fosse scelto un insegnamento libero da condizionamenti e mandati dottrinali , avremmo offerto ai nostri ragazzi la possibilità di conoscere e approfondire una materia importantissima che è stata e continua ad essere elemento portante di tutta la cultura occidentale.

Come al solito invece, si preferisce fare demagogia, a scapito della cultura. Il popolo istruito e acculturato spaventa ancora nel XXI secolo.

Giampaolo

Numeri estivi

Due belle notizie per il quartetto lombardo Tremonti-Berlusconi-Bossi-Maroni arrivano da Banca d’Italia e dalla Guardia di Finanza.

La prima, nel rapporto sulle economie regionali, rileva che le richieste di finanziamento da parte delle imprese non hanno mostrato alcun incremento nell’ultimo trimestre 2008 mentre si ha addirittura una flessione nel primo del 2009. In altre parole quando hanno suonato le fanfare dei Tremonti Bond che avrebbero dovuto creare le condizioni affinché le banche si rendessero più partecipative nel finanziare le imprese a tassi meno esosi, abbiamo ascoltato solo ed esclusivamente pura propaganda. Il sospetto che quella liquidità venisse iniettata nel sistema bancario per riordinare solo i conti c’è sempre stata. Forse con il dato di oggi si può parlare di certezza, o comunque il dubbio non solo rimane ma si rafforza. Siamo curiosi di leggere le reazioni del governo di destra centro. Tremonti darà una delle sue piacevolissime lezioni a noi poveri ignoranti (perché ignoriamo) sul metodo usato per tali rilevazioni e chiedere ai vertici di Via Nazionale di modificarli finché non escano dei numeri piacevoli da vedere. Ma nello stesso studio c’è dell’altro. Le note più dolenti infatti sono relative agli extracomunitari. Secondo le rilevazioni di Banca d'Italia, infatti, nel loro caso, a parità di caratteristiche dell'impresa e dell'imprenditore, il costo del credito è superiore di circa 60 punti base a quello per le ditte italiane. Ciò significa che se un debito deve essere restituito, mettiamo, al 6% per una ditta italiana, per una con proprietà di nazionalità extracomunitaria lo stesso debito lo deve restituire al 6,60%. E sempre a proposito di extracomunitari Banca d’Italia, fotografando l’impatto del fenomeno migratorio sul versate dell’offerta di lavoro, (tema tanto caro al buzzurro Borghezio e agli altri poco presentabili Castelli/Calderoli/Zaia) è arrivata alla “rivoluzionaria” conclusione che “non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani», ma ha al contrario evidenziato una «complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne», favorendo maggiore spazi di occupazione. Come si direbbe a Roma “Tiè, mettece ‘na pezza”. Anche per questo aspettiamo le reazioni. Ammesso che ce ne siano. Siamo a metà agosto, l’attenzione è vicina allo zero e forse non agitare le acque può essere la migliore soluzione. In Italia non si leggono i giornali figuriamoci gli studi degli uomini di Draghi.

Fin qui Banca d’Italia. Veniamo alla Guardia di Finanza.

Che si sono messi a studiare questi con il caldo agostano? Nientemeno che l’evasione fiscale. E cosa vanno a scoprire? Che nei primi sette mesi dell'anno sono stati evasi all'estero 3,3 miliardi di euro. Si tratta, sottolineano le Fiamme Gialle, di «valori in linea con i risultati del corrispondente periodo del 2008, che si è chiuso con i risultati più alti di sempre». E mettiamoci un’altra pezza. Fosse che la notizia di un imminente nuovo scudo fiscale con sconti eccezionali abbia contribuito a non fermare il flusso dei capitali verso i paradisi fiscali? E vogliamo scommettere che tutti questi soldi risulteranno all’estero nel periodo previsto dallo scudo?

C’è poco da fare, questo a differenza degli USA, è un paese per vecchi. Vecchie volpi, vecchi furfanti, vecchi furbastri che sanno di poter contare su referenti politici fatti della stessa pasta, assemblati con gli stessi cromosomi.

Salvatore Cuoco

giovedì 13 agosto 2009

Libero Stato con Libere Chiese 2

Vorrei evitare toni da crociata anche se l'attualità ci dice che le crociate non sono mai tramontate. "Bieco illuminismo", "discriminazione per milioni di studenti" sono le espressioni ascoltate e lette in questo caldo agosto. Attenzione non solo da cardinali e pseudo ministre. Anche il democratico Fioroni questa mattina ha detto più o meno le stesse cose. Se non altro ha dichiarato la sua adesione alla decisione di appellarsi dal parte della ministra contro la sentenza del TAR. Liberi di aderire e allo stesso modo di perdere voti. E si, perchè chi si garantisce il sostegno dei cattolici conservatori c'è già. Si chiamano Gasparri, La Russa, Capezzone (SIC), Cicchitto, Bonaiuti. Che faccio continuo? Niente toni da crociata e quindi riflessione pacata sull'argomento del giorno. Lancio una proposta o meglio faccio una domanda al PD (indistinto soggetto politico in cerca di identità): se la sente di rimuovere l'ostacolo e andare ad una modifica dell'art. 7 della Costituzione laddove rimanda al condordato il rapporto Stato/chiesa? Grazie a tale enunciazione ne consegue una privilegio per la chiesa cattolica che poteva avere un senso fino a pochi anni fa. Oggi è assolutamente sotto gli occhi di tutti (tranne di quelli che non vogliono vedere)la sua inadeguatezza. E' cambiata la composizione sociale e a maggior ragione è cambiata la composizione delle classi nelle nostre scuole. Usi, costumi e fedi diverse oggi sono la fotografia di ogni scuola, che ci piaccia o no. Se sul serio si opera per l'inclusione e l'integrazione si cominci dal far vedere quanto siamo indipendenti nelle nostre scelte politiche da condizionamenti di tipo religioso. La sentenza del TAR è solo buon senso, è corrispondenza con la quotidianità vissuta dai nostri figli. Possibile che ne dobbiamo fare ciò che desiderano le gerarchie ecclesiastiche, un'assurda disputa affinchè non si veda più la sostanza della cosa ma solo il grande polverone della polemica credenti contro laici o credenti contro non credenti.
Ministro Gelmini se per fare il ricorso deve usare la formula: "in nome del Popolo Italiano" le chiedo cortesemente di non farlo in mio nome e di aggiungere "tranne Salvatore Cuoco". Non mi sento di far parte di una comunità che da al mondo l'immagine che lei vuole dare. Io credo che le scelte religiose attengono alla sfera privata e compito di uno Stato libero e democratico è quello di garantire a tutti la possibilità di professare la propria fede negli spazi e nei luoghi a questo preposti. Uno Stato laico deve garantire strumenti legislativi non ispirati da condizionamenti religiosi. Deve cioè sforzarzi di fare il miracolo, come per divorzio e interruzione volontaria della gravidanza. Dare strumenti legislativi perchè un fenomeno non degeneri senza badare a far favori a chicchessia. Gli unici favori li deve alla collettività che poi, secondo coscienza, sceglie di avvalersi o meno di quelle norme, Nessuno è obbligato a divorziare o ad abortire eppure sono garantite tutte le condizioni per poter arrivare a scegliere il da farsi. Se è stato possibile prima dovrebbe esserlo a maggior ragione oggi in temi quali procreazione assistita o formazione scolastica.
Mi dispiace constatare l'assoluta contiguità tra l'ex ministro Fioroni (centrosinistra, SIC) e l'attuale ministra Gelmini (destracentro), ma questi sono problemi del PD che spero sappia presto risolvere. A proposito del PD, ma i candidati alla segreteria cosa hanno da dire su questa vicenda? Cosa pensano sia giusto fare: applicare una sentenza o accompagnare Fioroni/Gelmini? Spero di poter leggere parole chiare a breve.


Salvatore Cuoco

Libere Chiese in Libero Stato

La CEI promette ricorsi e punizioni divine a quei giudici che hanno stabilito un principio a mio parere ragionevole, di buon senso. Nessuna prevaricazione, nessuna violenza. Si è solo affermato una cosa ovvia. Non vi può essere disparità tra studenti con uguali diritti e diversi orientamenti religiosi. L'insegnamento della religione, qualunque essa sia, non può, rientrando nella sfera delle scelte individuali, concorrere a formare il voto medio dello studente. E' ovvio il principio e doveva esserlo da quel dì, ma conosciamo l'influenza d'oltretevere sulla nostra classe politica e quindi siamo arrivati con tanto ritardo ad una sentenza che sancisce un principio, lo ripeto, di puro buon senso. Oggi più che mai. Oggi più di ieri in quanto la composizione delle classi dei nostri figli è radicalmente cambiata rispetto a non molti anni fa. Se vuoi diventare avvocato devi conoscere la comparazione del nostro diritto con quello degli altri sistemi e per la religione niente. Un solo verbo. E comunque che la chiesa cattolica si lamenti è nella logica delle parti, ma che un ministro della repubblica che non vede più a capo del nostro ordinamento il papa re, si appresti ad impugnare la sentaenza mi pare a dir poco ridicolo. E' la negazione di un principio da sempre invocato e da sempre disatteso (anche Fioroni ha le sue responsabilità) che recita più o meno così: libera chiesa in libero stato. Che oggi dovrebbe essere trasformato in Libero Stato con Libere Chiese.

Salvatore Cuoco