Illustrissimo sig. Presidente leggendo le notizie apparse sulla
stampa questa mattina, veniamo a conoscenza del fatto che il senatore Silvio
Berlusconi, recentemente condannato in via definitiva dalla Cassazione a 4 anni
di reclusione e che presto vedrà rideterminata la pena accessoria
dell'interdizione dai pubblici uffici, è in attesa di un "segnale"
proveniente dal Quirinale. Tale segnale dovrebbe, a quel che ci è dato sapere, "garantirgli
l'agibilità politica". Penso si riferisca ad una sorta di grazia, di
salvacondotto, in pratica di un intervento Suo volto a azzerare la condanna.giovedì 8 agosto 2013
Illustrissimo sig. Presidente leggendo le notizie apparse sulla
stampa questa mattina, veniamo a conoscenza del fatto che il senatore Silvio
Berlusconi, recentemente condannato in via definitiva dalla Cassazione a 4 anni
di reclusione e che presto vedrà rideterminata la pena accessoria
dell'interdizione dai pubblici uffici, è in attesa di un "segnale"
proveniente dal Quirinale. Tale segnale dovrebbe, a quel che ci è dato sapere, "garantirgli
l'agibilità politica". Penso si riferisca ad una sorta di grazia, di
salvacondotto, in pratica di un intervento Suo volto a azzerare la condanna.mercoledì 7 agosto 2013
martedì 2 luglio 2013
Non è una minaccia e nemmeno una promessa
Facendo in quegli spazi ciò che intendevo fare con Megaride: dire la mia. Non che sia importante e fondamentale, ma solo perchè alla scrittura, con molta vergogna, non ho mai rinunciato; qualche idea penso di averla e qualche opinione anche. Se poi a qualcuno venisse voglia di interagire sarebbe una gran bella cosa. Ma se non accade poco male. In effetti il blog può essere paragonato anche al vecchio diario, e io con questo spirito voglio riprendere ad usarlo. Il posto dove tutti noi viviamo di spunti ce ne offre quotidianamente.
Ben ritrovato quindi antico scoglio Megaride, te ne stai lì a pochi metri dalla terra più bella che c'è, su di te si sono sdraiate e hanno riposato le sirene prima dell'ultimo tuffo per avvicinarsi alla costa e ancora oggi ospiti l'imponente Castel dell'Ovo, il "promontorio" di tufo con le sue terrazze a picco sul mare.
Salvatore Cuoco
venerdì 14 ottobre 2011
CHI PAGA?
E adesso chi paga? La soppressione di un programma di successo come Parla con me è una perdita secca di risorse in entrata. La chiusura di Passpartout, il mezzo servizio di Fazio, la Gabanelli che solo adesso
a di avere la tutela

oltre le quattro operazioni non sa andare, se riusciamo a pensare di vendere i gioielli di famiglia, perché non ipotizzare anche la messa sul mercato della RAI? Se il prezzo poi è anche conveniente.
domenica 5 giugno 2011
La libertà è partecipazione
Oggi la notizia riportata dai quotidiani on line verte su dilemma: sarà Al Gore, Roberto Saviano o Roberto Benigni a fare da testimonial per i referendum di domenica e lunedì prossimi? Mi fa piacere pensare che nomi così “attraenti” possano convincere qualcuno a recarsi al seggio piuttosto che andare a mare. Tanto piove, proprio come oggi. Ma resta il fatto che tutti dovrebbero sentire il bisogno democratico di portare la maggioranza degli aventi diritto ad esprimere il proprio parere. Al di là di cosa si ha intenzione di votare si sente la necessità di affermare un principio base di ogni democrazia: la partecipazione alla vita politica e alle scelte che riguardano tutti noi quando la politica dei partiti non riesce a trovare una sintesi condivisa. Il referendum supplisce a questa mancanza e non dobbiamo sottovalutarlo.
Se sui due quesiti dell'acqua pensiamo che è giusto fare profitti (+7% sull’investimento fatto) perché il servizio poi migliora, andiamo al seggio e votiamo no. Se pensiamo il contrario, perché l’acqua è un bene comune ed è immorale fare profitti su un bene naturale e irrinunciabile, votiamo SI. Se riteniamo giusto che per il solo fatto di essere Presidente del Consiglio o Ministro possa rappresentare un impedimento a recarsi alle udienze, se si è sospettati e poi indagati per aver commesso un reato comune, andiamo al seggio e votiamo no; se pensiamo che tutti sono uguali davanti alla legge, facciamoci questa passeggiata sotto la pioggia, casomai cantando allegramente e votiamo SI. Se non possiamo fare a meno del nucleare e accettiamo di convivere con il rischio, andiamo a dirlo votando no. Se al contrario siamo consapevoli dei rischi e accettiamo di modificare il nostro stile di vita perché a tutto c'è un limite, nel segreto dell'urna votiamo SI all'abrogazione della norma che rende possibile la costruzione di centrali sul nostro territorio. Dove? Non si sa ancora. Insomma non conta come la pensiamo, conta affermare il nostro pensiero. Soprattutto serve sottrarre i referendum a questa logica perversa che conta gli astenuti come voto a favore dello status quo. Il trucco è sommare agli astenuti di sempre quelli del momento. Se i primi sono mediamente il 20/25%, è facile cantar vittoria con solo il 25/30% di astenuti in più, determinando un risultato con un’addizione innaturale, sbagliata nel postulato: si sommano mele e pere. La chiesa cattolica l’ha capito. In occasione dei referendum del divorzio e legge 194 schierandosi apertamente si è resa conto della distanza siderale che c’è tra le gerarchie vaticane e i fedeli “di base”. Quindi per correre ai ripari si è percorsa la strada dell’astensionismo giustificandola con la complessità della materia, quando si è trattato di affrontare la legge 40 sulla fecondazione assistita. Siamo stati truffati di un risultato certo perché gli astenuti totali (le mele e le pere) sono stati più di quelli che si sono recati alle urne (solo pere o mele, a seconda i gusti) . Oggi ci ritroviamo con una legge che chiamare talebana è fargli un complimento. In materia di fecondazione siamo al medioevo oscurantista.
In virtù di tutto questo e per tante altre ragioni io domenica, di buon ora, andrò a votare e mi auguro che tutti, ma proprio tutti, sentano il bisogno di fare ciò che la politica dei partiti non ha saputo o potuto fare.
Buon voto a tutti
Salvatore Cuocovenerdì 3 giugno 2011
giovedì 7 aprile 2011
Non è una lista di proscrizione, ha il solo scopo di dare un nome e un cognome a tutti coloro credono nella favola di un suo interessamento al solo scopo di non incrinare i rapporti diplomatici con l'allora Presidente egiziano Mubarak, visto che la ragazza marocchina, fermata per furto, si era presentata come sua nipote. Con questo voto comunque questi parlamentari hanno anche definitivamente accertato che l'asino è un animale che vola e che il cammello è in grado di passare attraverso la cruna di un ago (quindi è tutto più facile).
Salvatore Cuoco
Gruppo Popolo della Libertà
Fabrizio Cicchitto, Massimo Enrico Corsaro, Sabatino Aracu, Simone Baldelli, Maurizio Bernardo, Isabella Bertolini, Maurizio Bianconi, Salvatore Cicu, Domenico Di Virgilio, Pietro Laffranco, Osvaldo Napoli, Barbara Saltamartini, Jole Santelli, Gioacchino Alfano, Sabatino Aracu, Maria Teresa Armosino, Filippo Ascierto, Mario Baccini, Lucio Barani, Emerenzio Barbieri, Michaela Biancofiore, Mariella Bocciardo, Giuseppe Calderisi, Remiglio Ceroni, Luigi Cesaro, Gianfranco Conte, Nunzia De Girolamo Nunzia, Giovanni Dima, Renato Farina, Fabio Garagnani, Giorgio Holzmann, Amedeo Laboccetta, Pietro Laffranco, Luigi Lazzari, Beatrice Lorenzin, Giuseppe Francesco Maria Marinello, Marco Marsilio, Bruno Murgia, Antonio Palmieri, Massimo Parisi, Enrico Pianetta, Mauro Pili, Giuseppe Romele, Gianfranco Sammarco, Giuseppe Scalera, Michele Scandroglio, Luigi Vitali. Altri membri: Gian Carlo Abelli, Ignazio Abrignani, Angelino Alfano, Antonio Angelucci, Roberto Antonione, Valentina Aprea, Francesco Aracri, Vincenzo Barba, Viviana Beccalossi, Luca Bellotti, Amato Berardi, Deborah Bergamini, Anna Maria Bernini Bovicelli, Massimo Maria Berruti, Sandro Biasotti, Francesco Biava, Paolo Bonaiuti, Margherita Boniver, Marco Botta, Michela Vittoria Brambilla, Aldo Brancher, Renato Brunetta, Donato Bruno, Annagrazia Calabria, Maria Rosaria Carfagna, Gabriella Carlucci, Luigi Casero, Roberto Cassinelli, Carla Castellani, Giuseppina Castiello, Francesco Catanoso Genoese detto Basilio Catanoso, Giuliano Cazzola, Fiorella Ceccacci Rubino, Elena Centemero, Carlo Ciccioli, Edmondo Cirielli, Francesco Colucci, Manlio Contento, Nicola Cosentino, Giulia Cosenza, Giuseppe Cossiga, Enrico Costa, Stefania Gabriella Anastasia Craxi, Rocco Crimi, Nicolo Cristaldi, Guido Crosetto, Marcello De Angelis, Sabrina De Camillis, Riccardo De Corato, Francesco De Luca, Melania De Nichilo Rizzoli, Maurizio Del Tenno, Giovanni Dell'Elce, Simeone Di Cagno Abbrescia, Marcello Di Caterina, Manuela Di Centa, Ida D'Ippolito Vitale, Antonio Distaso, Monica Faenzi, Giuseppe Fallica, Raffaele Fitto, Gregorio Fontana, Vincenzo Antonio Fontana, Nicola Formichella, Tommaso Foti, Antonino Foti, Pietro Franzoso, Paola Frassinetti, Franco Frattini, Benedetto Francesco Fucci, Giuseppe Galati, Vincenzo Garofalo, Fabio Gava, Mariastella Gelmini, Antonino Salvatore Germanà, Niccolò Ghedini, Agostino Ghiglia, Sestino Giacomoni, Gabriella Giammanco, Vincenzo Gibiino, Alberto Giorgetti, Rocco Girlanda, Francesco Maria Giro, Lella Golfo, Isidoro Gottardo, Ugo Maria Gianfranco Grimaldi, Antonello Iannarilli, Maurizio Iapicca, Giorgio Jannone, Enrico La Loggia, Ignazio La Russa, Giorgio Lainati, Mario Landolfi, Maurizio Leo, Antonio Leone, Ugo Lisi, Pietro Lunardi, Maurizio Lupi, Gennaro Malgieri, Gianni Mancuso, Barbara Mannucci, Alfredo Mantovano, Giulio Marini, Marco Martinelli, Antonio Martino, Antonio Mazzocchi, Riccardo Mazzoni, Giancarlo Mazzuca, Giorgia Meloni, Gianfranco Miccichè, Riccardo Migliori, Lorena Milanato, Marco Mario Milanese, Antonino Minardo, Eugenio Minasso, Giustina Mistrello Destro, Dore Misuraca, Giuseppe Moles, Alessandra Mussolini, Gaetano Nastri, Massimo Nicolucci, Fiamma Nirenstein, Settimo Nizzi, Alessandro Pagano, Maurizio Paniz, Alfonso Papa, Adriano Paroli, Gaetano Pecorella, Paola Pelino, Antonio Pepe, Mario Pescante, Giovanna Petrenga, Guglielmo Picchi, Vincenzo Piso, Giancarlo Pittelli, Sergio Pizzolante, Carmelo Porcu, Stefania Prestigiacomo, Marco Pugliese, Fabio Rampelli, Laura Ravetto, Manuel Repetti, Eugenia Roccella, Paolo Romani, Luciano Rossi, Mariarosaria Rossi, Roberto Rosso, Gianfranco Rotondi, Paolo Russo, Stefano Saglia, Elvira Savino, Souad Sbai, Claudio Scajola, Umberto Scapagnini, Maurizio Scelli, Giorgio Simeoni, Francesco Paolo Sisto, Roberto Speciale, Francesco Stagno D'Alcontres, Lucio Stanca, Giorgio Clelio Stracquadanio, Franco Stradella, Giacomo Terranova, Piero Testoni, Gabriele Toccafondi, Salvatore Torrisi, Roberto Tortoli, Michele Traversa, Giulio Tremonti, Mario Valducci, Valentino Valentini, Paolo Vella, Cosimo Ventucci, Denis Verdini, Santo Domenico Versace, Pasquale Vessa, Raffaello Vignali, Elio Vito, Marco Zacchera.
Gruppo Lega Nord
Marco Giovanni Reguzzoni, Luciano Dussin, Lussana Carolina Montagnoli Alessandro, Fogliato Sebastiano, D'amico Claudio, Angelo Alessandri, Stefano Allasia, Massimo Bitonci, Guido Bonino, Umberto Bossi, Matteo Bragantini, Gianluca Buonanno, Corrado Callegari, Davide Caparini, Davide Cavallotto, Giacomo Chiappori, Silvana Andreina Comaroli, Nunziante Consiglio, Jonny Crosio, Manuela Dal Lago, Marco Desiderati, Gian Carlo Di Vizia, Gianpaolo Dozzo, Guido Dussin, Giovanni Fava, Massimiliano Fedriga, Fulvio Follegot, Gianluca Forcolin, Maurizio Fugatti, Franco Gidoni, Giancarlo Giorgetti, Paola Goisis, Paolo Grimoldi, Eraldo Isidori, Manuela Lanzarin, Marco Maggioni, Francesca Martini, Daniele Molgora, Laura Molteni, Nicola Molteni, Emanuela Munerato, Giovanna Negro, Luca Rodolfo Paolini, Maria Piera Pastore, Gianluca Pini, Ettore Pirovano, Massimo Polledri, Fabio Rainieri, Erica Rivolta, Marco Rondini, Roberto Simonetti, Stefano Stefani, Giacomo Stucchi, Renato Walter Togni, Alberto Torazzi, Pierguido Vanalli, Raffaele Volpi.
Gruppo Iniziativa Responsabile
Luciano Mario Sardelli, Giuseppe Ruvolo, Domenico Scilipoti, Maria Grazia Siliquini, Gerardo Soglia, Maria Elena Stasi, Vincenzo D'anna, Maurizio Grassano, Francesco Pionati, Elio Vittorio Belcastro, Massimo Calearo Ciman, Giampiero Catone, Bruno Cesario, Pippo Gianni, Paolo Guzzanti, Arturo Iannaccone, Giancarlo Lehner, Antonio Milo, Silvano Moffa, Giovanni Carlo Francesco Mottola, Carlo Nola, Andrea Orsini, Mario (Ir) Pepe, Michele Pisacane, Catia Polidori, Americo Porfidia, Antonio Razzi, Francesco Saverio Romano, Vincenzo Taddei, Liberal democratici (Gruppo Misto) Daniela Melchiorre, Italo Tanoni. (Gruppo Misto) Aurelio Salvatore Misiti.
sabato 19 marzo 2011
I miei personali dubbi e le lucette rosse
Chiunque legga queste poche righe mi sappia dare motivi ed argomentazioni per essere soddisfatto delle decisioni prese dall'ONU, poi dalla NATO, così è contento Dalema, dalla UE. Qualcuno mi sa dire quale guerra ha risolto problemi preesistenti? Io, per ignoranza, ho la sensazione che se anche i vincitori scrivono sui loro libri di storia i perché e i per come della guerra, c'è qualcosa che non torna. Le alleanze innaturali del prima si scontano nel dopo. Compromessi di bassissimo profilo sono necessari per gestire il dopo guerra con quanti si siedono intorno al tavolo dei vincitori. Vi ricordate Yalta? Avremmo avuto le dittature dell'America Latina, la tragedia dello stalinismo, se non si fossero seduti personaggi tanto diversi intorno a quel tavolo? Sarà semplicistico ma il dubbio mi viene.
Fin qui arrivava il post scritto nei giorni scorsi e che non ho pubblicato. Oggi oltre alle "buone ragioni" ci sono anche le prime immagini. Dopo pochi anni ancora una guerra in diretta TV. Il video della partenza di un Cruise (ancora loro, dopo battaglie e piazze piene di gente che chiedeva di non istallarli sul nostro territorio) fa da contraltare ad un aereo libico che precipita (si nota anche il pilota che "salta" fuori). I ribelli sono contenti delle decisioni ONU e le famiglie degli occupanti del rimorchiatore italiano sequestrato iniziano la dolorosa attesa per conoscere la sorte dei propri cari. Qualcuno ha scritto che la prima vittima di ogni guerra è la notizia. Ed io di questo ho paura. Qualcun'altro ha fatto notare, con una punta di retorica o di malizia, che i pacifisti "soffrono in silenzio" e Eugenio Scalfari oggi scrive: "Quanto alla negoziazione si può forse rilasciare un salvacondotto al raìs e ai suoi familiari. Se non ci sta, bisogna abbatterlo, ogni altra soluzione è impensabile". Espressioni forti, definitive come il prodotto finale di tutte le guerre, la morte.
A guardare molto lontano dalle mie convinzioni ci sono molti personaggi, tra i più lontani c'è senza alcun dubbio quel furfante e furbo di Vittorio Sgarbi. Poche sere fa, intervistato dalla Bignardi nel suo Invasioni Barbariche, ha espresso un concetto che se lo si leggesse senza sapere chi lo ha scritto, sarebbe condivisibile al 100%
L'idea della punizione per il malandrino e dittatore Gheddafi è funzionale alle corde culturali e storiche degli americani e di tutti coloro hanno tra le opzioni possibili di punizione la pena di morte. Noi no. Noi, eredi di quel tale Beccaria, abbiamo una visione della pena, solo culturale non certamente sostanziale a giudicare dallo stato dei nostri detenuti, riabilitativa. Nessuno storca il naso, riflettete e poi reagite. Quel figlio di puttana di rais è lo stesso con il quale il mondo intero ha fatto affari e noi tra questo mondo siamo in primissima fila. Nel 2008 si sarà pure firmato un trattato vergognoso con l'uomo della tenda a Villa Pamphili, ma negli anni precedenti gli altri hanno intrattenuto con lui come con i tanti dittatori in giro per il mondo, a cominciare da quelli cinesi e russi e finendo con i tanti arabi o africani, ottimi rapporti di amicizia e di scambi commerciali. Lo ricordo solo perché sono consapevole che il Gheddafi di oggi è il figlio di quello di ieri. Poi il baciamani di quell'irresponsabile di Berlusconi ha peggiorato ulteriormente le cose.
In questo momento il Ministro della difesa La Russa sta rispondendo alle domande di Lucia Annunziata e ha chiarito il perché siamo dentro la coalizione: pretendere di avere un ruolo attivo nella gestione dei flussi migratori, conseguenza naturale di questa fase. Quindi il ministro si sta preoccupando di tranquillizzare l'alleato al momento più riottoso ed impaurito, più che altro da questo aspetto, la Lega di quel cafone di Bossi.
Luttwak invece candidamente ammette che si combatte perché si "spera" di scalzare Gheddafi e la sua personale cricca. Capite? Niente di programmato. Io non so quale ruolo giochi questo signore della guerra, qualsiasi essa sia, ma se le cose stanno come Mr. Edward dice stiamo veramente freschi.
Il mondo ricco ha sempre avuto bisogno di un surplus di energia per far girare le proprie città, per rendere possibile qualsiasi spreco. Milioni, miliardi di lucette rosse che da sole per un intero anno sono accese sui nostri elettrodomestici. Oggi mi pare che si preoccupi di "sperare" soprattutto di assicurarsi che le lucette siano perennemente accese.
Salvatore Cuoco
lunedì 21 febbraio 2011
SE NON ORA, QUANDO?
"Legittima difesa repubblicana contro l'eversione costituzionale"
SE NON ORA, QUANDO? Modesta proposta ai parlamentari delle opposizioni
Un nuovo Cln per liberare l'Italia dal berlusconismo
Il governo Berlusconi, e la sua maggioranza parlamentare obbediente “perinde ac cadaver”, è entrato in un crescendo di eversione che mira apertamente a distruggere i fondamenti della Costituzione repubblicana e perfino un principio onorato da tre secoli: la divisione dei poteri.
Di fronte a questo conclamato progetto di dispotismo proprietario chiediamo alle opposizione (all’Idv che si riunisce domani, al Pd che dell’opposizione è il partito maggiore, ma anche all’Udc e a Fli, che ormai riconoscono l’emergenza democratica che il permanere di Berlusconi al governo configura) di reagire secondo una irrinunciabile e improcrastinabile legittima difesa repubblicana, proclamando solennemente e subito il blocco sistematico e permanente del Parlamento su qualsiasi provvedimento e con tutti i mezzi che la legge e i regolamenti mettono a disposizione, fino alle dimissioni di Berlusconi e conseguenti elezioni anticipate. Se non ora, quando?
Andrea Camilleri
Roberta De Monticelli
Paolo Flores d’Arcais
Dario Fo
Margherita Hack
Franca Rame
Barbara Spinelli
Antonio Tabucchi
Marco Travaglio
ai quali mi aggiungo io: Salvatore Cuoco
lunedì 7 febbraio 2011
Raul, Fernando, Patrizia e Sabatino
Salvatore Cuoco
sabato 2 ottobre 2010
Contributi multimediali.
Riguardo agli altri video posso solo dire che sono solo tre perchè non sono riuscito a trovare anche quello degli interventi di Di Pietro, Casini e Barbareschi durante la due giorni del voto di fiducia (il 34°) all'agonizzante governo di Mr. B. Sono cosciente che questa selezione è rigorosamente di parte.
Dopo aver visto ed ascoltato che come presidente del consiglio abbiamo il prossimo candidato al Nobel per la Pace, per l'economia e per tutto il resto dello scibile umano, per puro pudore non ho inserito anche quello del superman che risiede tra palazzo Chigi e Via del Plebiscito. Poteva forse essere un momento esilarante in mezzo a tanta drammaticità. Ma proprio non ce l'ho fatta.
Buona visione
Salvatore Cuoco
sabato 24 luglio 2010
"Caro Sergio,..." la lettera di un operaio FIAT
Spero di fare cosa gradita a Massimiliano Cassaro e a l'Unità
Fiat, lettera di un operaio: «Caro Sergio, saremo noi a perdere tutto»
Caro Sergio, Non posso nascondere l’emozione provata quando ho trovato la sua missiva, ho pensato fosse la comunicazione di un nuovo periodo di cassa integrazione e invece era la lettera del «padrone», anzi, chiedo scusa: la lettera di un collega. Ho scoperto che abbiamo anche una cosa in comune, siamo nati entrambi in Italia. Mi trova d’accordo quando dice che ci troviamo in una situazione molto delicata e che molte famiglie sentono di più il peso della crisi. Aggiungerei però che sono le famiglie degli operai, magari quelle monoreddito, a pagare lo scotto maggiore, non la sua famiglia. Io conosco la situazione più da vicino e, a differenza sua, ho molti amici che a causa dei licenziamenti, dei mancati rinnovi contrattuali o della cassa integrazione faticano ad arrivare a fine mese. Ma non sono certo che lei afferri realmente cosa voglia dire.
Quel che è certo è che lei ha centrato il nocciolo della questione: il momento è delicato. Quindi, che si fa? La sua risposta, mi spiace dirlo, non è quella che speravo. Lei sostiene che sia il caso di accettare «le regole del gioco» perché «non l’abbiamo scelte noi». Chissà come sarebbe il nostro mondo se anche Rosa Lee Parks, Martin Luther King, Dante Di Nanni, Nelson Mandela, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Emergency, Medici senza Frontiere e tutti i guerrieri del nonostante che tutti i giorni combattono regole ingiuste e discriminanti, avessero semplicemente chinato la testa, teorizzando che il razzismo, le dittature, la mafia o le guerre fossero semplicemente inevitabili, e che anziché combatterle sarebbe stato meglio assecondarle, adattarsi. La regola che porta al profitto diminuendo i diritti dei lavoratori è una regola ingiusta e nel mio piccolo, io continuerò a crederlo e a oppormi.
Per quel che riguarda Pomigliano, le soluzioni che propone non mi convincono. Aumentare la competitività riducendo il benessere dei lavoratori è una soluzione in cui gli sforzi ricadono sugli operai. Lei saprà meglio di me come gestire un’azienda, però quando parla di «anomalie» a Pomigliano, non posso non pensare che io non conoscerò l'alta finanza, ma probabilmente lei non ha la minima idea di cosa sia realmente, mi passi l’espressione, «faticare».
Non so se lei ha mai avuto la fortuna di entrare in una fonderia. Beh, io ci lavoro da 13 anni e mentre il telegiornale ci raccomanda di non uscire nelle ore più calde, io sono a diretto contatto con l’alluminio fuso e sudo da stare male. Le posso garantire che è già tutto sufficientemente inumano. Costringere dei padri di famiglia ad accettare condizioni di lavoro ulteriormente degradanti, e quel che peggio svilenti della loro dignità di lavoratori, non è una strategia aziendale: è una scappatoia. Ma parliamo ora di cose belle. Mi sono nuovamente emozionato quando nella lettera ci ringrazia per quello che abbiamo fatto dal 2004 ad oggi, d’altronde come lei stesso dice «la forza di un’ organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano». Spero di non sembrarle venale se le dico che a una virile stretta di mano avrei preferito il Premio di risultato in busta paga oppure migliori condizioni di lavoro. Oppure poteva concedere il rinnovo del contratto a tutti i ragazzi assunti per due giorni oppure una settimana solo per far fronte ai picchi di produzione, sfruttati con l’illusione di un rinnovo e poi rispediti a casa. Lei dice che ci siete riconoscenti. Ci sono molti modi di dimostrare riconoscenza. Perché se, come pubblicano i giornali, la Fiat ha avuto un utile di 113 milioni di euro, ci viene negato il Premio di produzione? Ma immagino che non sia il momento di chiedere. D’altronde dopo tanti anni ho imparato: quando l’azienda va male non è il momento di chiedere perché i conti vanno male e quando l’azienda guadagna non è il momento di fermarsi a chiedere, è il momento di stringere i denti per continuare a far si che le cose vadano bene.
Lei vuole insegnarci che questa «è una sfida che si vince tutti insieme o tutti insieme si perde». Immagino che comprenda le mie difficoltà a credere che lei, io, i colleghi di Pomigliano e i milioni di operai che dipendono dalle sue decisioni, rischiamo alla pari. Se si perderà noi perderemo, lei invece prenderà il suo panfilo e insieme alla sua liquidazione a svariati zeri veleggerà verso nuovi lidi. Noi tremeremo di paura pensando ai mutui e ai libri dei ragazzi, e accetteremo lavori con trattamenti ancora più più svilenti, perché quello che lei finge di non sapere, caro Sergio, è che quello che impone la Fiat, in Italia, viene poi adottato e imposto da ogni altro grande settore dell’industria.
Spero che queste righe scritte con il cuore non siano il sigillo della mia lettera di licenziamento. Solo negli ultimi tempi ho visto licenziare cinque miei colleghi perché non condividevano l’idea «dell’entità astratta, azienda». Ora chiudo, anche se scriverle è stato bello. Spererei davvero che quando mi chiede se per i miei figli e i miei nipoti vorrei un futuro migliore di questo, guardassimo tutti e due verso lo stesso futuro. Temo invece che il futuro prospettato ai nostri figli sia un futuro fatto di iniquità, di ingiustizia e connotato da una profonda mancanza di umanità. (...) Un futuro in cui si devono accettare le regole, anche se ingiuste, perché non le abbiamo scelte noi. Sappia che non è così, lei può scegliere. Insieme, lei e noi possiamo cambiarle quelle regole, cambiarle davvero, anche se temo che non sia questo il suo obbiettivo (...). A lei le cose vanno già molto bene così. Sappia che non ha il mio appoggio e che continuerò ad impegnarmi perché un altro mondo sia possibile. Buon lavoro anche a lei.
Massimiliano Cassaro
24 luglio 2010
giovedì 1 luglio 2010
Il fido Angelino e Bossi lingua biforcuta



A pensar male ormai è noto, si commette peccato, ma quasi sempre si ci azzecca. Credo che fosse più o meno questa una delle celebri frasi del divo Giulio (sorrentianamente parlando). Io credo che il progetto di modifica del già impresentabile Lodo Alfano, per salvare il datore di lavoro del proponente (è il suo miglior cliente)il fido Angelino lo abbia costruito in modo che fosse poi emendabile fin dal principio. Solo l'opportunismo politico, in sede di prima stesura, ha fatto sì che fossero apportate le dovute "modifiche" in modo che oggi sia palese lo squilibrio tra organi costituzionali, squilibrio che va assolutamente sanato. Un po' come l'assoluzione di Adriano Sofri, con una sentenza poi definita suicida: si scrive in modo che possa solo essere annullata per poi portare l'affondo finale in sede dibattimentale. Il Lodo del fido Angelino è stato scritto male in un momento in cui era utile scrivere male, poi si emenda (in estate è molto meglio) a proprio piacimento, rendendolo ancora più odioso agli occhi delle persone oneste. Retroattivo non solo per il Presidente della Repubblica ma anche per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per tutti i Ministri, compreso il neo ministro Brancher. Come hanno fatto a non accorgersi della disparità tra organi? Adesso va solo apportata una piccola postilla e il gioco è fatto. Ieri la retroattività era scongiurata per non alimentare le ragioni dell'opposizione. Oggi, a ridosso degli ombrelloni e delle sdraio e con Minzolini al TG1, si agisce e si mette definitivamente in salvo il divonano. Ciliegina sulla torta ci si mette anche la lingua biforcuta di Umberto Bossi (parla in un modo ai comizi e in un altro in Parlamento) a dargli man forte, basta che porti a casa uno straccio di federalismo, al diavolo i costi sociali ed economici. Sono convinto che Bossi se ritenesse la crocifissione del divonano utile a far cassa lo abbandonerebbe immediatamente e si armerebbe di martello e chiodi. La sua storia dimostra che sarebbe capace di agire in tal senso.
Personalmente non mi stipisce più niente, nè mi offende più nulla di ciò che stanno facendo a questo Paese. Mi chiedo: cosa volete per smetterla? Facciamo così: ci consegnamo tutti con un cartello appeso al collo con su scritto: "Bravi, avete vinto". Però poi, dopo, governate. E lo fate per il bene del Paese, quello che va dalle Alpi all'Etna ed ancora più giù. Poi dopo la smettete di dire oggi quel che è noto da 2 anni e che avrebbe meritato ben altri provvedimenti a sostegno delle famiglie e delle imprese. Poi la smettete di abolire tasse dalla porta, per poi farle rientrare dalla finistra dei Comuni e delle Regioni. Poi la smettete di raccontarci la favoletta delle liberalizzazioni per poi scontrarci con la dura realtà delle lobby e delle varie caste che frenano qualsiasi tentativo di maggiore competitività. La smettete con il "nuovo modello di relazioni sindacali", maschera della volontà di abbattere quel poco di opposizione esistente. La smettete di far passare come riforma quella che è macelleria culturale. State sfasciando anche quel poco di buono che la scuola PUBBLICA italiana ha prodotto negli anni. A proposito ministra Gelmini ma lei in quali scuole è andata per partorire idee come quella del maestro prevalente e del tempo pieno che pieno non è, al massimo è un posto tranquillo per fare i compiti del giorno dopo.
Salvatore Cuoco
sabato 19 giugno 2010
E' morto il grande Josè Saramago

Adeus José
Venerdì 18 Giugno, José Saramgo è spirato alle 12,30 nella sua casa di Lanzarote, all’età di 87 anni, a seguito di un cedimento multiplo degli organi, dopo una lunga malattia.
Lo scrittore è morto con al suo fianco la famiglia, andandosene in modo sereno e tranquillo.
Fondazione José Saramgo
18 Giugno 2010
Questo il laconico comunicato comparso sul blog di Josè Saramago.
Lo pubblico dopo un silenzio molto lungo perchè ritengo ci abbia lasciato un grande del 900. Di quanto ha scritto il giornale vaticano a proposito della scomparsa di questo grande scrittore mi occuperò al più presto, chiunque lo volesse fare prima si accomodi pure.
Salvatore Cuoco
martedì 6 aprile 2010

Ho ricevuto al mio indirizzo mail questa dichiarazione inviata dal segretario dei DS Bersani a tutti coloro hanno un account sul portale dei DS. L'invito che lo precede chiede di diffonderlo su siti web e blog. Chiamiamola "Dichiarazioni d'intenti all'indomani dei risultati elettorali". La pubblico volentieri per stimolare qualche riflessione.
Salvatore Cuoco
"Il Partito democratico è in piedi. Sentiamo forte in queste ore la delusione per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La delusione è solo in parte attenuata dal fatto che abbiamo conquistato comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio: un risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che si sono determinati nelle elezioni più recenti, tenendo conto che le elezioni regionali del 2005 si erano svolte dentro un altro universo politico. Va rimarcato che per la prima volta dopo molto tempo, nel voto di domenica e lunedì scorsi si è verificato un arretramento consistente dei consensi del Popolo delle libertà, solo in parte compensato dalla crescita della Lega; le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa, e quindi pur dentro a elementi di delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro.
Tuttavia, dal voto emergono chiaramente alcuni problemi di fondo nel rapporto tra i cittadini italiani e la politica: c’è una disaffezione crescente, che si manifesta come distacco e radicalizzazione, verso una politica che gli elettori percepiscono come lontana dai loro problemi. Una crisi sociale ed economica pesante fa sentire ogni giorno le sue conseguenze sulla vita dei cittadini, senza che dal governo arrivino risposte adeguate alla gravità dei problemi.
Il principale responsabile di questa situazione è il presidente del consiglio; ma è una situazione che interroga anche noi.
La possibilità di cambiare il corso delle cose è legata alla nostra capacità di offrire un’alternativa positiva e credibile, di dare un’altra possibilità agli italiani. Adesso dobbiamo accelerare. Da qui dobbiamo ripartire mettendoci al lavoro per rafforzare il nostro progetto e per dare radicamento a un Partito democratico concepito come una grande forza popolare, presente con continuità ovunque la gente vive e lavora e capace di offrire proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente.
Diversamente, i rischi non solo di disaffezione dell’elettorato ma anche di radicalizzazione e di frammentazione impotente, non potrebbero che diventare più gravi.
Dobbiamo servire il Paese raffigurandoci come un partito fondato sul lavoro, il partito della Costituzione, il partito di una nuova unità della nazione.
Il Partito Democratico è il partito di una nuova centralità e dignità del lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale e della valorizzazione del suo ruolo nella costruzione del futuro del Paese.
È il partito che non accetta che il consenso venga prima delle regole e lavora per istituzioni più moderne rifiutando la chiave populista.
È il partito che dà una risposta innovativa al tema delle autonomie nel quadro di una rinnovata unità nazionale.
Avvieremo insieme un grande piano di lavoro incardinato su questi obiettivi.
È evidente in questo l’importanza del ruolo dei circoli come punto di presenza e di impegno visibile del partito sui territori e come luogo della selezione della nuova classe dirigente della quale abbiamo bisogno.
È pensando a tutto questo che voglio ripetere anche qui che nel Partito democratico c’è spazio, come è nostro costume, per una discussione larga e libera sul dopo elezioni e sulle prospettive del nostro partito, ma non per dibattiti autoreferenziali che potrebbero allontanarci dal senso comune dei nostri concittadini.
Buon lavoro.
Pier Luigi Bersani
Segretario Nazionale del Partito Democratico"
venerdì 26 marzo 2010
Perché andrò a votare
Si decidono i prossimi consigli regionali, provinciali e comunali. Questo sarebbe vero in una situazione di normalità democratica. Non è così. Domenica e Lunedì bisogna dare un segnale di netta inversione di tendenza rispetto alle ultime consultazioni elettorali. Bisogna, con il nostro voto, dare un segno di reazione al torpore che rischia di soffocare irrimediabilmente questo paese. Ma soprattutto va inviato a colui che si sente un sire, il messaggio che le cose stanno in un modo a lui non congeniale. Che sia visibile, con il voto di domenica e lunedi, il viale del tramonto di un uomo e del suo modo di intendere la vita. Bisogna per questo e per tante altre ragioni andare ad esprimere la nostra distanza dal pensiero dominante di ultima generazione.E poi bisogna per questo e per molto altro ancora far si che alla Regione Lazio entri una brava persona quale è Emma Bonino. Oggi le cose che mi uniscono a lei sono di gran lunga più numerose di quelle che ci hanno sempre diviso. Le sue recenti esperienze in campo internazionale sono garanzia di affidabilità. E poi io so che è persona perbene ed onesta. E' persona che sà e può dire dei no, in primis ai suoi alleati. Può dire dei no ai tanti potentati presenti sul territorio regionale, a cominciare dai palazzinari di ultima generazione che sono cloni dei vecchi. Io so che è persona capace di far intendere a tutti che bisogna versare qualche lacrima e qualche goccia di sangue per raggiungere qualche obiettivo comune. Bene comune, un'espressione diventata desueta, fuori moda. Scegliete chiunque possa a vostro parere accompagnare la Bonino in questa avventura, ma fatelo consapevoli del fatto che mai come questa volta si gioca una partita ben più grande delle dimensioni regionali. Si tratta di sbarrare la strada a quanti in queste elezioni cercano la legittimazione definitiva a poter intendere il consenso come il viatico a qualsiasi stravolgimento dei caratteri fondanti (dimenticati da tempo) di questo paese. Sbarrare la strada a quanti ritengono che il rispetto delle regole sia solo una noiosa ed inutile perdita di tempo. A quanti pensano che vincere le elezioni dia diritto a fare "come ci pare e piace". A quanti conoscono solo la prima persona singolare e hanno dimenticato o non sono mai arrivati a pensare alla prima persona plurale.
Per tutto questo e per tutte le vostre di ragioni andiamo a votare.
Salvatore Cuoco
PS. - Chiedo scusa per questo sermone, mi è venuto spontaneo, senza premeditazione. Ne ho avvertito l'esigenza.
lunedì 22 marzo 2010
Ho letto queste parole di un amico su facebook e mi sono tornate in mente quelle, diverse nella forma ma identiche nella sostanza, di un'altra amica due giorni prima.
Allora ripenso alla risposta di un altro amico presente (sì ne ho tanti: splendidi di cuore e di mente) il quale appassionatamente affermava che tutto ciò che di decadente, grottesco, inquietante leggevamo nei rappresentanti della destra italiana, non doveva e non poteva esaurire le critiche severe e intransigenti che dovevamo continuare a rivolgere alla sinistra italiana.
Ricordavamo il bell’intervento di Nichi Vendola del 12 marzo: ma quelle parole erano un inizio? qualcuno le aveva raccolte? dov'era l'elaborazione delle forze politiche di sinistra per un progetto comune e chiaro da offrire ai cittadini?
Aveva ragione lui, convenimmo: se pure la destra mostra segni di basso impero, la sinistra non lancia il cuore oltre l'ostacolo, non ha un progetto condiviso, forte come prospettiva e trasparente come obiettivi e comportamenti conseguenti... e non ha un candidato che rappresenti tutto il centrosinistra capace di integrare il consenso attraverso i programmi”.
Tutto questo mi è tornato in mente oggi, ascoltando un'intervista a Daniel Cohn-Bendit.
"Dany il Rosso" o "Dany il Verde", come lo stampa lo etichetta, con il suo 18% e il 54% della sinistra pluriel, corregge la sua intervistatrice che si congratula con lui per esito delle votazioni dicendo "...non è così la sinistra non ha vinto, perché gli strati più poveri della popolazione non hanno votato e perché è la destra ad aver perso"
E continua “il problema è così: nel 2004 la sinistra ha vinto le regionali, tre anni dopo ha perso le elezioni presidenziali e così succederà di nuovo se non saremo in grado d’immaginare un'altra forma di governare. E' necessaria una piattaforma comune per le prospettive politiche tra verdi e socialisti che oggi non c'è, il problema è che per vincere dobbiamo dare una speranza a questo paese”.
La giornalista poi, delusa che il suo interlocutore non condivide la sua eccitazione per la vittoria, non rinuncia ad una domanda banale e inutile alla luce delle risposte già avute e gli chiede chi vede alla testa delle presidenziali del 2012
“Dany il Rosso” risponde: “non so…” fa una pausa e poi come a riprendere un pensiero precisa “una cosa è sicura: non sarò io”.
Io non conosco abbastanza bene le azioni politiche di Cohn-Bendit e non so se condividerei tutte le sue posizioni però le sue parole mi hanno colpito e ce l’ho messa tutta ma leader di partito in carica che all’indomani di un risultato in crescita oggettiva rispondono con simile lucidità politica e onestà intellettuale non ne ho trovati, salvo Vendola che il centrosinistra non voleva neanche come candidato presidente di regione in Puglia… e credo sia proprio per questo che la piazza lo ha applaudito con tanto calore.
(notazione di colore l’intervista è in italiano)
mercoledì 27 gennaio 2010
Un benvenuto
Ben arrivato su questo magico isolotto. Fanne buon uso.
domenica 24 gennaio 2010
Oggi parliamo di cinema italiano
Quest'anno però qualcuno deve aver fatto notare alla banda Vanzina, che il livello delle parolacce è esagerato. E il figlio d'arte Cristian De Sica, piccato, da qualche parte ha reagito dichiarando che i suoi film "sono nella tradizione della commedia all'italiana", che i Natale a vattelapesca sono i nuovi Pane, amore e fantasia. E che lui può fare teatro solo girando quei film. E tutti quelli che campano solo di teatro? Ma non divaghiamo. Passato il natale sono andato più volte a cinema. A vedere tre film italiani. L'ultimo, scadente, di Verdone; poi il vero erede della tradizione della commedia all'italiana: "La prima cosa bella" di Virzì e infine il capolavoro uscito venerdi scorso e che a Roma è in solo 3 (dico tre) sale "L'Uomo che verrà" di Giorgio Diritti.
Tre esempi di come in Italia si possa fare cinema. Tre modi di farlo con intelligenza, con un pizzico di eleganza e con le idee. Poi possono riuscire o meno. A mio modestissimo parere Verdone deve sforzarsi un po' di più, può fare di più, Virzì confeziona un film che con leggerezza ti racconta le vite della periferia italiana. Con i suoi lati grotteschi, comici e drammatici. Quelle vite di tutti i giorni, nelle quali ti riconosci, le senti sulla pelle. "La prima cosa bella" l'ho trovato proprio un bel film, sono uscito dalla sala contento. Bravo, questa è commedia a parer mio, quella girata nelle strade di Livorno, non di Beverly Hills. Quella dove c'è anche la parolaccia ma perchè fa parte del linguaggio corrente, non è ostentata, recitata come contenuto. Invito Cristian De Sica ad andarlo a vedere così vede in quale altro modo ci si può ispirare a Comencini, a Monicelli. E veniamo a ciò che ho visto ieri sera. Un opera da applauso, come quello che la sala ha timidamente fatto alla fine di tutti i titoli di coda. Merenghetti sul Corriere ha giustamente parlato di capolavoro e lascio a lui l'onere di far capire cosa è un capolavoro. Io non ne sono capace, posso però descrivere l'uscita dalla sala nelle tre proiezioni, ché secondo me da il senso di come il pubblico accoglie, ingoia, si dispondìne a digerirlo, un film. Con l'ultimo di Verdone "Io, loro e Lara" già sui titoli si programmava il continuo della serata. Dove si va a mangiare una pizza, a casa di chi si va a bere il bicchierino finale e altre amenità varie. Un vociare confuso e distratto e intanto i titoli di coda ancora scorrono sullo schermo. Con "La prima cosa bella" si rimane seduti a guardare tra le informazioni finali chi canta quel brano, come si chiama quell'attore o quell'attrice, ci si confronta sul giudizio che ognuno da del film e si arriva per strada ancora a commentare la pellicola appena vista. Sull'ultima scena de "L'uomo che verrà" non ci si muove dalla poltrona. Tutti in religioso silenzio fino alla fine, con i ringraziamenti dell'autore alla Regione Emilia Romagna, a RAI Cinema, alla comunità tal dei tali, ai comuni della zona di Monte Sole (zona montagnosa a pochi Km da Bologna), insomma a tutti. Solo quando si accendono le luci si accenna ad un applauso (cosa insolita per un film) e poi di nuovo tutti in silenzio fino a fuori la sala. Mi ha colpito tutto quel silenzio, l'ho percepito come il massimo rispetto per ciò che era stato rappresentato e per il modo come era stato rappresentato. Solo fuori, per strada senti i commenti. Tutti molto entusiasti, commossi da una ragazzina, Greta Zuccheri Montanari nel ruolo di Martina, assolutamente straordinaria. Maya Sansa (la ricordate in La meglio giuventù?)bravissima, nel ruolo di Lena che in grembo porta l'Uomo che verrà. E via via tutti gli altri. Questo film insieme a quello di Virzì, e perchè no, anche quello di Verdone, rimandato a settembre, dimostrano che in questo paese il cinema si può fare in tanti modi diversi. Commedie, racconti introspettivi, storici, comici, ma sempre con gusto, avendo rispetto per il pubblico, caro Cristian.
Gli Oscar non li ritengo un punto di arrivo ma è innegabile il fascino che tale premio offre alla pellicola. Se l'Accademia non aveva i mezzi per capire Gomorra dell'ottimo Garrone, spero proprio che vada a ripetizione affinchè possa premiare questo di film. Sarebbe un modo per renderlo più visibile. Lo ripeto a Roma è in sole tre (dico tre) sale.
Salvatore Cuoco
